Una vita migliore per lo Spectrum

Quasi quarant’anni, fa nelle pagine di MCmicrocomputer, veniva presentato lo ZX Spectrum, di sicuro il maggior successo dell’eclettico Clive Sinclair.

L’articolo di MC Numero 10

All’epoca me ne innamorai, corteggiandolo finché non riuscii ad averne uno tutto per me: è stato uno dei computer più diffusi, tanto che anche adesso è uno dei pezzi
vintage più richiesti, ed è anche facilmente “recuperabile”.
Se avete da poco riordinato una cantina o la sofffitta e avete ritrovato il vostro Spectrum dell’adolescenza, vi starete sicuramente chiedendo ”Funzionerà?” oppure “Come potrei ancora renderlo funzionante?”
Questa è la domanda che mi sono posto e alla quale cercherò di dare una risposta nelle pagine che seguono.

Forse, una volta che lo
avrete fatto “ripartire”, vi
accorgerete però che certe
cose erano un po’ scomode…
e vi chiederete allora anche
“Come posso modernizzarlo un po’, rendere meno scomode operazioni banali ma laboriose?” … allora cercherò di rispondere anche a questo!

Prima di tutto … vietato “accendere” prima di un check-up!
Eh si, l’errore più comune quando si ritrova un vecchio home computer è quello di collegarlo subito all’alimentatore per poterlo vedere subito all’azione: questa operazione, apparentemente innocua, può, quando il computer è stato spento per diverse decine di anni, trasformarsi in una “tragedia” con la possibilità che qualche circuito integrato si “bruci”; ciò accade perchè i circuiti di alimentazione dei computer sono abbastanza delicati e devono erogare tensioni piuttosto precise nei loro valori. In questi circuiti, ci sono elementi che devono restare entro precisi margini di tolleranza, come ad esempio i condensatori elettrolitici, che si rivelano poi essere i componenti in grado di presenare i problemi più importanti: con il passare degli anni e in presenza di materiali di qualità non eccelsa (tipico caso degli home computer, dove a minor costi corrispondeva un prezzo di vendita più allettante per l’utente finale), l’elettrolita contenuto nei condensatori tende a seccarsi alterando
le caratteristiche elettriche del componente e la sua funzionalità nel circuito.
Questo porta ad una pessima regolazione delle tensioni necessarie per i circuiti logici, il che può comportare il mancato funzionamento del computer, ed in taluni casi può “bruciare”, come già anticipato, anche qualche circuito integrato, ad esempio quelli utilizzati per la memoria RAM.

Recapping

Per questo una delle prime operazioni da effettuare consiste in quella che in gergo si chiama “recapping”, ossia la totale sostituzione di tutti i condensatori elettrolitici presenti sulla scheda con componenti di più recente produzione.

L’operazione in se, non difficilissima su computer come lo ZX Spectrum, richiede una certa abilità nell’uso del saldatore a stagno: sono disponibili appositi “kit” che contengono tutti i condensatori necessari, negli
esatti valori di capacità e fattore di forma per permettere una facile sostituzione.

Solo dopo questa operazione si può procedere all’accensione e
al successivo controllo di tutte le tensioni principali, così da
scongiurare altri problemi.

Il problema successivo è il collegamento del computer ad una TV: all’epoca queste macchine erano progettate per poter essere collegate alla presa d’antenna di un televisore analogico sintonizzato su di un preciso canale
(di solito il 36 UHF). Oggi abbiamo un nuovo standard televisivo digitale (DVB-T), che adotta frequenze e tecnologie incompatibili con quei circuiti! Che fare?

Ci sono due possibili soluzioni. La prima è quella di recuperare un vecchio TV analogico a cui collegare il cavetto RF del computer. La seconda,
necessita di un altro piccolo intervento con il saldatore, per
dotare lo Spectrum di un’uscita videocomposita che non era prevista nel progetto originale: questa modifica permette di rendere “compatibile” il computer con i televisori moderni che abbiano ancora la presa SCART
o videocomposita.

A questo punto, con lo Spectrum acceso e collegato al TV compatibile
possiamo finalmente cominciare ad usarlo.

OK, ma adesso che funziona?

Se con le vostre amorevoli cure siete riusciti a ripristinare il piccoletto, vi tornerà subito alla mente che per poterlo vedere pienamente in azione è necessario caricare in memoria qualche programma.

Una volta questo processo richiedeva l’uso di un registratore a cassette collegato con dei cavetti audio al computer e un tempo più o meno lungo (e noiso) per attendere la lettura del nastro, sperando di non incorrere in qualche fatidico errore di caricamento che costringeva a ripetere l’operazione da capo.

Per fortuna la tecnologia, nel frattempo, è progredita ed anche le capacità di progettazione degli appassionati che hanno realizzato diverse nuove periferiche per questo scopo. Per cominciare è giusto che sappiate che praticamente tutto il software realizzato per lo Spectrum è ormai facilmente reperibile in svariati siti web: i formati sono diversi, ma i più comuni, (ed anche quelli che la maggior parte delle periferiche che vedremo supportano), sono i .TAP o .TZX, ovvero delle perfette trasposizioni digitali dei nastri che usavamo in passato.

Le nuove periferiche

Partiamo, quindi, dalla più semplice periferica per il caricamento di questi file: il nome può essere Tapduino o Tzxduino ed esiste in differenti forme, dal semplice circuito “naked” alle fedeli riproduzioni in miniatura (di solito eseguite con stampanti 3D) di un registratore a cassetta: i file vengono memorizzati in una schedina SD (e questo è un elemento comune a quasi tutte le periferiche che vedremo), il cui contenuto è visualizzato su di un piccolo schermo LCD. I tasti per interagire con il dispositivo sono ridotti al minimo, quelli per scorrere avanti e indietro l’elenco, per riprodurre il file selezionate e quello per interrompere la riproduzione.

L’uso del dispositivo non riduce i tempi di caricamento, ma consente una maggiore versatilità ed affidabilità, potendo contenere in una schedina SD migliaia di nastri virtuali.

Il cuore del circuito è un Arduino (da cui la desinenza -duino nel nome) e pochissimi componenti di contorno: wi può recuperare in forma di kit, già assemblato e come abbiamo visto con una adeguata “carrozzeria”, i costi sono molto contenuti, 20-30 euro.

Avendo le capacità è possibile costruirlo con pochi componenti, in rete sono disponibili diversi tutorial.

La seconda periferica che voglio presentarvi, può utilizzare gli stessi file .TAP/TZX citati più qualche altro, ma è una vera e propria interfaccia disco con tanto di sistema operativo.

divIDE
il file browser della divIDE in azione

Sto parlando della divIDE e la sua analoga divMMC. La prima, l’originale, utilizza le memorie CF e consente di collegare anche un piccolo disco rigido IDE (da cui il suo nome), la seconda utilizza le più pratiche schede SD, ma perde le funzionalità di interfaccia IDE.

Entrambe utilizzano diversi sistemi operativi, caricati al boot da una rom contenuta sulla scheda: il più famoso e in continuo sviluppo è l’EsxDOS che presenta semplici comandi per leggere e scrivere sul disco emulato dalla CF/SD. Tutti però utilizzano una interessante feature che è il pulsante NMI con il quale si richiama un comodo file-browser per selezionare i file memorizzati sulla schedina e mandarli istantaneamente in esecuzione.

divMMC

Le divMMC sono state ulteriormente migliorate comprendendo, nella stessa scheda, una o due porte joystick selezionabili nei vari standard supportati dal software Spectrum e un secondo alloggiamento per schede SD, emulando un secondo disco.

I costi variano da un minimo di una cinquantina di euro fino a quasi il doppio per i modelli più completi.

Il fascino del passato

Non tutti gli appassionati di Spectrum sono propensi md usare periferiche e tecnologie moderne sulle loro macchine:Molti vogliono ancora utilizzare le vecchie interfacce disco con i relativi floppy disk.

vDrive

La Sinclair, in verità, aveva previsto, all’epoca, un sistema di memorizzazione innovativo che era il microdrive: un sottilissimo nastro magnetico montato ad anello in una microcartuccia. Il software permetteva di vedere questo loop come un disco ad accesso casuale.

Il mercato, vista la notoria scarsa affidabilità delle cartucce, affiancò presto delle interfacce che consentivano il collegamento dei più affidabili floppy da 3,5”. I formati più diffusi di quest’ultimi furono l’Opus Discovery e la MGT Plus D. Queste interfacce (denominate cloni) sono oggi piuttosto rare,e quando disponibili, nei vari siti di aste, vengono vendute a prezzi di molto superiori a quelli che avevano all’epoca.

Ovviamente la schiera di appassionati ha subito pensato di ricostruire, anche con qualche aggiornamento, queste schede che collegate a drive floppy (che fortunatamente sono gli stessi usati nei PC fino a qualche anno fa) permettono di leggere i vecchi dischetti.

Sono disponibili inoltre alcuni software che eseguiti su PC permettono, partendo da un’immagine disco reperibile su internet, di riscrivere le informazioni su un floppy reale che a questo punto può essere eseguito sullo Spectrum collegato ad uno di questi cloni.

Alcuni esempi sono il clone dell’Opus Discovery, progetto polacco di Maryjan (Marianm Marzec) che ho descritto su: http://www. claudiodicesare.it/2020/09/25/ un-clone-dellopus-discoveryper-zx-spectrum/ oppure il clone della +D (MGT plus D) ad opera degli spagnoli Pachuquin e Alvaro Alea reperibile qui: https://github.com/ merlinkv/PlusD_Clone.

Una periferica che invece è stata ricreata con un progetto innovativo, ma utilizza l’originale Interface 1 è il vDrive, che praticamente sostituisce in toto la meccanica e l’elettronica di un lettore microdrive con una soluzione tutta elettronica dove al posto delle inaffidabili cartucce microdrive è possibile utilizzare delle moderne schede SD.

Il progetto è di Charlie Ingley ed è possibile acquistarlo qui: https:// vdrivezx.com/

Conclusioni

Ma gli add-on disponibili non terminano certo qui, sono disponibili interfacce per il collegamento a monitor VGA e HDMI, per collegare joystick, aggiungere suoni polifonici (nei modelli non dotati) e addirittura collegarsi ad Internet per scaricare direttamente le immagini software da eseguire (progetto Spectranet). E’ proprio vero che una volta riattivato il nostro beniamino, potrà beneficiare di una seconda giovinezza e magari, anche noi riprovare le emozioni giovanili!

20 Agosto 2021
Claudio di Cesare

La mia idea di “RC”

Alcune mie considerazioni sul “numero celebrativo” di Settembre 2021

Prima di tutto … deve essere un numero che riprenda in qualche modo il discorso interrotto 20 anni fa: se vogliamo anche spiegare (in linea molto rarefatta) perchè una rivista può chiudere da un momento all’altro … aagari si può spiegare anche perchè molte riviste hanno avuto medesima sorte (Bit qualche anno prima) e altre si sono “imputtanite” (scusate il francesismo) facendo cut&paste di interi siti web (con la necessaria deriva verso repository interi su CD-Rom allegati alla carta).

A discorso riallacciato ci starebbe bene una identificazione di quale era il lettore di quella rivista, in che periodo viveva, quale era l’humus che lo circondava (già solo il fatto che non esisteva un Oracoogle a cui chiedere tutto, ma solo saper cercare su carta, scrivere lettere, confrontarsi con bibliotecari ignoranti, vivere in un piccolo centro…).

Potrebbe essere interessante prendere le news dei vari anni in cui si annunciavano nuove tecnologie (hardware e software) e vedere poi che fine hanno realmente fatto. Forse aiuterebbe anche i lettori moderni a capire che molta gente ha creduto (e investito) in certi “orientamenti” per poi dover correggere il tiro. Forse è per questo che quella generazione è abituata a riconvertirsi (ed io ne sono un umile esempio).

Tra le tante cose fallite, darei uno sguardo all’Italia di quegli anni in rapporto a quanto (indietro) si trovi adesso. Non vorrei buttarlo su un discorso politico, ma far capire anche ai giovani lettori (o ai vecchi che non hanno capito) che se non si pianifica e non si impara a vedere obiettivi lunghi, ma soprattutto non si tiene fede agli stessi, non si arriva da nessuna parte.
Parliamo dell’industria informatica nazionale che da produttore è diventata importatore, dell’indotto elettronico che demotivato è sparito dal territorio, della nostra industria software che non crea ma subisce supinamente ciò che avviene altrove (ed ultimamente viene sostituita con delocalizzazioni in India o chissà dove).

Con queste premesse creiamo il terreno per calare la realtà che c’era e che è diventata, e possiamo cominciare a parlare anche del perchè “riscoprire” la tecnologia di allora ha un valore.
Parliamo del retrocomputing, della sua valenza didattica, dei gruppi, del collezionista come storico/archeologo di un epoca.

Qui possiamo inserire “le prove che non avete fatto” di macchine come pietre miliari dell’evoluzione dell’informatica personale. Non le avete fatte perchè la rivista allora non c’era (l’Altair, l’Imsai, il Pet, il Kenbak…). Il software che non avete provato (mi viene in mente il VisiCalc: il padre di tutti i fogli di calcolo).

Poi ci metterei, come dicevo, anche delle interviste impossibili, quelle fatte a personaggi storici, ma non contemporanei alla pubblicazione. Io ho due nomi (sui quali mi sto concentrando): Alan Turing e Doug Engelbart. Il primo rappresenta il padre della informatica moderna, il secondo il fautore della interazione moderna dell’uomo con la macchina (ho in riserva anche Alan Kay).
Anche John Draper aka Cap. Crunch.
Non mi concentrerei troppo sui vari Gates, Jobs, Zuckenberg & C., fin troppo noti e straparlati.

Pensieri vari non ancora sviluppati ed articolati…
– Un bel raffronto tra i costi hardware/software dell’epoca e quelli di adesso, anche nell’ottica di quanto “sarebbe” facile accedere, oggi, al mondo dell’informatica, rispetto ad allora.
– Perchè nascono gli hacker (un po’ prima veramente): etica e fini.
– Perchè nascono i pirati. La pirateria software ha veramente danneggiato il sistema?
– Perchè prima bastava un pc e un basic per fare qualcosa e adesso devo tirar giù giga di roba per mettere su un sistema di sviluppo. Può essere un ostacolo allo sviluppo sw?
– Le conoscenze informatiche dell’ “uomo della strada” di oggi sono migliorate o meno rispetto ad allora? (Siamo acnora degli ignoranti -> statistica dell’informatizzazione europea)
– L’Europa unita (che all’epoca era solo commerciale) cosa ha cambiato? L’Europa è all’avanguardia, informaticamente parlando?

Claudio di cesare