La mia idea di “RC”

Alcune mie considerazioni sul “numero celebrativo” di Settembre 2021

Prima di tutto … deve essere un numero che riprenda in qualche modo il discorso interrotto 20 anni fa: se vogliamo anche spiegare (in linea molto rarefatta) perchè una rivista può chiudere da un momento all’altro … aagari si può spiegare anche perchè molte riviste hanno avuto medesima sorte (Bit qualche anno prima) e altre si sono “imputtanite” (scusate il francesismo) facendo cut&paste di interi siti web (con la necessaria deriva verso repository interi su CD-Rom allegati alla carta).

A discorso riallacciato ci starebbe bene una identificazione di quale era il lettore di quella rivista, in che periodo viveva, quale era l’humus che lo circondava (già solo il fatto che non esisteva un Oracoogle a cui chiedere tutto, ma solo saper cercare su carta, scrivere lettere, confrontarsi con bibliotecari ignoranti, vivere in un piccolo centro…).

Potrebbe essere interessante prendere le news dei vari anni in cui si annunciavano nuove tecnologie (hardware e software) e vedere poi che fine hanno realmente fatto. Forse aiuterebbe anche i lettori moderni a capire che molta gente ha creduto (e investito) in certi “orientamenti” per poi dover correggere il tiro. Forse è per questo che quella generazione è abituata a riconvertirsi (ed io ne sono un umile esempio).

Tra le tante cose fallite, darei uno sguardo all’Italia di quegli anni in rapporto a quanto (indietro) si trovi adesso. Non vorrei buttarlo su un discorso politico, ma far capire anche ai giovani lettori (o ai vecchi che non hanno capito) che se non si pianifica e non si impara a vedere obiettivi lunghi, ma soprattutto non si tiene fede agli stessi, non si arriva da nessuna parte.
Parliamo dell’industria informatica nazionale che da produttore è diventata importatore, dell’indotto elettronico che demotivato è sparito dal territorio, della nostra industria software che non crea ma subisce supinamente ciò che avviene altrove (ed ultimamente viene sostituita con delocalizzazioni in India o chissà dove).

Con queste premesse creiamo il terreno per calare la realtà che c’era e che è diventata, e possiamo cominciare a parlare anche del perchè “riscoprire” la tecnologia di allora ha un valore.
Parliamo del retrocomputing, della sua valenza didattica, dei gruppi, del collezionista come storico/archeologo di un epoca.

Qui possiamo inserire “le prove che non avete fatto” di macchine come pietre miliari dell’evoluzione dell’informatica personale. Non le avete fatte perchè la rivista allora non c’era (l’Altair, l’Imsai, il Pet, il Kenbak…). Il software che non avete provato (mi viene in mente il VisiCalc: il padre di tutti i fogli di calcolo).

Poi ci metterei, come dicevo, anche delle interviste impossibili, quelle fatte a personaggi storici, ma non contemporanei alla pubblicazione. Io ho due nomi (sui quali mi sto concentrando): Alan Turing e Doug Engelbart. Il primo rappresenta il padre della informatica moderna, il secondo il fautore della interazione moderna dell’uomo con la macchina (ho in riserva anche Alan Kay).
Anche John Draper aka Cap. Crunch.
Non mi concentrerei troppo sui vari Gates, Jobs, Zuckenberg & C., fin troppo noti e straparlati.

Pensieri vari non ancora sviluppati ed articolati…
– Un bel raffronto tra i costi hardware/software dell’epoca e quelli di adesso, anche nell’ottica di quanto “sarebbe” facile accedere, oggi, al mondo dell’informatica, rispetto ad allora.
– Perchè nascono gli hacker (un po’ prima veramente): etica e fini.
– Perchè nascono i pirati. La pirateria software ha veramente danneggiato il sistema?
– Perchè prima bastava un pc e un basic per fare qualcosa e adesso devo tirar giù giga di roba per mettere su un sistema di sviluppo. Può essere un ostacolo allo sviluppo sw?
– Le conoscenze informatiche dell’ “uomo della strada” di oggi sono migliorate o meno rispetto ad allora? (Siamo acnora degli ignoranti -> statistica dell’informatizzazione europea)
– L’Europa unita (che all’epoca era solo commerciale) cosa ha cambiato? L’Europa è all’avanguardia, informaticamente parlando?

Claudio di cesare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *